Nell'immaginario collettivo, quando, nell'ambito dell'agricoltura, si sente parlare di selezione varietale e miglioramento genetico si pensa subito agli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) e di conseguenza, a qualcosa di negativo e nocivo per l'ambiente e l'organismo. Ebbene, come vi spiegheremo, quest’associazione di idee non è corretta, ma procediamo con ordine. Intanto, occorre precisare che in Italia le coltivazioni agricole OGM, seppur permesse dalla legislazione UE, sono fortemente osteggiate, poiché non pongono solamente seri problemi di sicurezza ambientale, ma, soprattutto, perseguono un modello di sviluppo votato all'omologazione delle produzioni, penalizzando di conseguenza la crescita del Made in Italy.

Ad ogni modo, tornando a noi, il nocciolo della questione è un altro: parlare di varietà selezionate non significa parlare di OGM, anzi, tra le due produzioni sussistono importanti differenze di fondo. E noi di Moncada queste differenze le conosciamo bene, dato che investiamo energie e risorse nell’ambito della selezione varietale del pomodoro ormai da tanti anni. Scopriamo dunque di cosa si tratta.

Il concetto di miglioramento genetico, che sta alla base della selezione varietale, risale all'avvento dell'agricoltura stessa. Fin dagli albori, infatti, l'uomo ha selezionato le piante migliori, modificandone il fenotipo (ossia, l'insieme delle caratteristiche morfologiche e funzionali di un organismo, prodotte dall'espressione del suo genotipo e dalle influenze ambientali) in base all'ambiente circostante.

Attraverso ripetuti incroci, gli agricoltori, nel corso dei secoli, hanno dato vita a piante alimentari che, per mutazioni spontanee, mostravano i caratteri visibili più adatti al proprio sostentamento. Del resto, anche la teoria evolutiva di Darwin, nel XIX secolo, ammette una selezione naturale secondo la “sopravvivenza del più adatto”. Attraverso questa metodologia, quindi, una volta individuata una pianta estremamente forte, dalle proprietà ottimali, questa diventa la candidata ideale per produrre le linee parentali utili per lo sviluppo di una nuova, migliore, varietà. In altre parole, le piante vengono selezionate di generazione in generazione, ovviamente tramite impollinazione, e tra tutti i “figli” delle generazioni successive vengono selezionate le piante che possiedono le caratteristiche genetiche migliori e che, di conseguenza, si adattano meglio ad un determinato tipo di areale. Questo tipo di processo richiede, però, dedizione, creatività e tempi lunghi (minimo 6 anni).

Nei secoli scorsi, la selezione varietale ha concorso notevolmente all’evoluzione del comparto agroalimentare, contribuendo a soddisfare le richieste dei consumatori e ad affrontare le sfide per un'agricoltura e per una produzione alimentare sempre più proficue e sostenibili. Con i progressi in campo agronomico, oggi, ricercatori e produttori possono contare insieme su una vasta gamma di strumenti avanzati, dalle tecniche molecolari alle analisi statistiche, che permettono di accelerare i processi di selezione varietale tradizionali che altrimenti richiederebbero molti anni.

Del resto, lo sappiamo tutti: il cibo non cresce nei supermercati, ma gli agricoltori come noi lavorano ogni giorno per produrre il cibo che viene consumato sulle nostre tavole. Tuttavia, forse non tutti saprete che gli ortaggi che mangiamo oggi sono ben diversi dalle varietà che si producevano qualche secolo fa: le produzioni agricole, infatti, sono minacciate costantemente da agenti patogeni sempre nuovi, con i consumatori che, naturalmente, chiedono cibi sani, facilmente conservabili, freschi, nutrienti e anche convenienti. Per questa ragione, gli agronomi hanno cominciato ad affidarsi alle risorse naturali per ottenere nuove varietà in grado di resistere alle avversità: occorrono anni di studio e metodi innovativi per selezionare le varietà esistenti e renderle più adeguate al consumo moderno, soddisfacendo gli standard di qualità e le aspettative del pubblico. Ed è anche grazie alla selezione varietale che possiamo beneficiare praticamente tutto l’anno di un’offerta ricca e variegata di prodotti agroalimentari, garantendo una produzione sostenibile.